I due sono accusati dell’omicidio volontario e dell’occultamento del cadavere di Salvatore Giglio, scomparso nel settembre 2024: la difesa ha chiesto la revoca della custodia cautelare
Restano in silenzio davanti al gip i due familiari accusati dell’omicidio di Salvatore Giglio, il 69enne di Cutro scomparso nel settembre 2024 dalla sua abitazione nella frazione Steccato. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante gli interrogatori di garanzia successivi all’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
La vicenda risale a settembre 2024, quando venne denunciato l’allontanamento dell’uomo dalla propria abitazione. Una delle persone oggi accusate si era rivolta ai carabinieri il 28 settembre, riferendo che Giglio si era allontanato da casa circa una settimana prima.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, però, l’uomo sarebbe stato ucciso e successivamente fatto a pezzi, prima che il corpo venisse trasportato e gettato nelle acque del fiume Tacina. Il cadavere, a oggi, non è mai stato ritrovato.
A sostegno dell’ipotesi investigativa ci sarebbero anche le immagini di una telecamera di sorveglianza installata nei pressi dell’abitazione. I filmati avrebbero mostrato l’utilizzo del fuoristrada di proprietà di Giglio per il trasporto del corpo. La casa nella quale, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto il delitto sarebbe stata inoltre ripulita utilizzando varechina e acido muriatico.
Nel corso dei due anni successivi alla scomparsa, i familiari avrebbero continuato a sostenere che Salvatore Giglio si fosse allontanato volontariamente. Tra le possibili spiegazioni indicate erano state ipotizzate una relazione extraconiugale oppure un allontanamento legato alla sua adesione alla fede dei Testimoni di Geova.
Gli investigatori ritengono invece che alla base dell’omicidio possano esserci stati i contrasti maturati nel tempo tra Giglio e l’ex moglie, dalla quale l’uomo si era separato. Il 69enne aveva iniziato a vendere alcuni beni immobili di sua proprietà senza, secondo quanto ricostruito, riconoscere somme all’ex coniuge o ai figli.
La donna aveva inoltre riferito in passato ai carabinieri di avere subito maltrattamenti e violenze da parte dell’ex marito.
Sul piano della difesa, i legali dei due indagati hanno chiesto al giudice la revoca della custodia cautelare in carcere, sostenendo che il quadro investigativo sia ormai sostanzialmente definito dopo gli interrogatori e che, soprattutto nei confronti del figlio, gli elementi a carico non siano sufficienti. È stato inoltre evidenziato come l’accusa si fondi su elementi indiziari e non su una prova concreta, anche considerando che il corpo di Salvatore Giglio non è mai stato ritrovato.

















