La Squadra Mobile di Vibo Valentia ha eseguito una misura cautelare in carcere nei confronti di un cittadino peruviano gravemente indiziato di atti persecutori, estorsione, violenza sessuale e violenza privata aggravata dall’uso di armi ai danni di una connazionale
Un uomo di nazionalità peruviana è stato arrestato dalla Squadra Mobile della Questura di Vibo Valentia nell’ambito di un’indagine su una serie di condotte persecutorie e violente ai danni di una connazionale residente nella provincia vibonese, con la quale aveva avuto una relazione sentimentale. Il 18 settembre 2026 gli investigatori hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vibo Valentia, nei confronti dell’uomo, gravemente indiziato di atti persecutori, estorsione, violenza sessuale e violenza privata aggravata dall’utilizzo di armi.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, avrebbe permesso di ricostruire un quadro caratterizzato da comportamenti ripetuti di natura minacciosa, molesta e oppressiva. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la situazione avrebbe provocato nella donna un persistente stato di ansia e paura per la propria incolumità e per quella dei familiari, fino a spingerla a modificare profondamente le proprie abitudini quotidiane.
Le condotte contestate sarebbero iniziate nel novembre 2025. Gli investigatori hanno ricostruito una serie di pressioni e minacce rivolte alla donna, anche attraverso riferimenti ai figli minori e ai familiari residenti all’estero. In particolare, secondo gli accertamenti, l’uomo avrebbe prospettato conseguenze per i suoi familiari attraverso soggetti legati alla criminalità organizzata sudamericana, qualora la donna non avesse assecondato le sue richieste.
Nell’ambito delle accuse è stata inoltre ricostruita la costrizione della donna a subire, secondo quanto contestato, frequenti rapporti sessuali in assenza di consenso.
Tra gli episodi esaminati dagli investigatori figura anche quello avvenuto all’uscita del luogo di lavoro della vittima. L’uomo avrebbe atteso la donna, costringendola a salire sulla propria automobile. Quando lei avrebbe rifiutato e tentato di allontanarsi dal veicolo, l’avrebbe raggiunta, percossa e minacciata di morte, arrivando a puntarle un coltello alla gola.
La denuncia e la situazione rappresentata dalla vittima hanno portato all’attivazione degli accertamenti da parte della Squadra Mobile. Sul fronte delle misure di tutela, il Questore della Provincia di Vibo Valentia, sulla base dell’istruttoria svolta dalla Divisione Anticrimine, aveva già adottato d’ufficio nei confronti dell’uomo un provvedimento di ammonimento previsto dalla normativa vigente.
Gli elementi raccolti dagli investigatori sono stati successivamente trasmessi alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia attraverso un’apposita informativa di reato. La Procura, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e valutando il pericolo cui risultava esposta la persona offesa, ha chiesto al Giudice per le Indagini Preliminari l’applicazione della custodia cautelare in carcere.
La misura è stata disposta ed eseguita nella mattinata del 18 settembre.
Nella giornata successiva è stato eseguito dalla Squadra Mobile anche un secondo provvedimento restrittivo, questa volta nei confronti di un uomo residente in una frazione di un Comune del Vibonese. L’arresto è avvenuto in esecuzione di un ordine per la carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vibo Valentia.
L’uomo deve scontare una condanna definitiva a tre anni e sei mesi di reclusione per maltrattamenti commessi nei confronti della moglie e della figlia, all’epoca minorenne. Il provvedimento definitivo è legato a un’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile nel 2024, durante la quale erano stati ricostruiti i comportamenti violenti e maltrattanti attribuiti all’autore dei fatti.
Al termine delle formalità previste, i due arrestati sono stati trasferiti in istituti penitenziari differenti: il primo presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, il secondo presso la Casa Circondariale di Catanzaro.


















