Editoriale | Il tempo che pensavamo di avere

Il tempo che pensavamo di avere non è infinito
Il tempo che pensavamo di avere non è infinito

Le persone, prima di tutto
di Luigi Mussari, editore di Calabria Magnifica

In Calabria il tempo non scorre, si deposita.
Resta nei gesti, nelle abitudini, nei volti che incontriamo ogni giorno senza pensarci troppo.

È proprio lì che si nasconde l’errore più comune: credere che ciò che abbiamo accanto sia per sempre.

La vita corre anche qui, tra lavoro, impegni, pensieri. E così rimandiamo.
Una parola, una visita, una presenza. Rimandiamo senza accorgerci che stiamo rimandando le cose più importanti.

Poi, un giorno, basta una foto.

In quella che accompagna queste righe ci sono io, molti anni fa, senza ancora i capelli brizzolati. Accanto a me c’è mio padre.
Un momento semplice, uno di quelli che allora sembravano normali, quasi insignificanti.

Oggi so che non lo erano.

Perché col tempo cambia lo sguardo.
E quello che prima era quotidiano diventa essenziale.
Quello che era scontato diventa insostituibile.

Questa immagine, per me, non è solo un ricordo.
È una misura. Un confine sottile tra ciò che pensiamo durerà sempre e ciò che, invece, non torna più.

E allora forse il punto è tutto qui:
accorgercene prima.

Accorgerci delle persone, della loro presenza, della loro voce.
Accorgerci mentre ci sono, non quando restano solo nelle fotografie.

La Calabria è una terra che vive di legami, di famiglie, di memoria.
Ma anche qui, come ovunque, rischiamo di dimenticarlo.

Per questo, oggi, il messaggio è semplice:
non rimandiamo.

Non rimandiamo un gesto, una parola, un momento.
Perché alla fine, quando tutto si riduce all’essenziale, restano solo due cose:
i ricordi e le persone che li hanno resi possibili.

E le persone, prima di tutto, vengono sempre prima.