Tetto agli studenti stranieri, in Calabria il dibattito divide

Studenti stranieri nelle classi ph Calabria Magnifica
Studenti stranieri nelle classi ph Calabria Magnifica

Studenti stranieri, la proposta del Governo fa discutere: il caso della Calabria

La proposta del Governo di introdurre un limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi apre un confronto che, in Calabria, assume contorni particolari. Sindacati e forze politiche chiedono di concentrare l’attenzione su risorse, personale e strumenti per l’integrazione, mentre nei piccoli centri dell’entroterra la presenza di studenti stranieri può contribuire a mantenere in vita classi e plessi scolastici.

L’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni prevede l’introduzione per legge di un numero massimo di studenti stranieri per classe. La soglia, tuttavia, non è ancora stata resa pubblica, e questo rende al momento impossibile valutare quali istituti o quali territori potrebbero essere interessati concretamente dal provvedimento.

In Calabria, intanto, il tema viene letto alla luce di una realtà scolastica molto diversa da quella delle grandi aree urbane.

Il nodo delle risorse

La Uil Scuola Calabria contesta l’idea che il problema dell’integrazione possa essere affrontato principalmente attraverso un limite numerico. Luca Scrivano, segretario generale regionale del sindacato, sostiene che le scuole abbiano invece bisogno di strumenti adeguati per accompagnare gli studenti nel percorso scolastico.

Il quadro regionale, secondo la Uil, è tutt’altro che uniforme. Ci sono Comuni nei quali la presenza di ragazzi con cittadinanza non italiana è contenuta e altri in cui rappresenta una componente importante delle classi. Una differenza che diventa ancora più significativa nei territori caratterizzati da pochi plessi, pluriclassi e progressivo ridimensionamento della rete scolastica.

In queste realtà, l’introduzione di un tetto rigido potrebbe tradursi in una maggiore mobilità degli studenti, con conseguenze soprattutto per le famiglie che vivono nei centri più piccoli e nelle aree interne.

La Uil richiama anche la carenza di personale specializzato nell’insegnamento dell’italiano agli alunni non italofoni. Secondo il sindacato, i circa mille docenti di italiano per discenti di lingua straniera presenti a livello nazionale non sarebbero sufficienti a coprire le necessità e in Calabria il loro impiego risulterebbe ancora limitato.

Tra le proposte avanzate figurano quindi il rafforzamento dell’organico A-23, con posti destinati agli istituti che accolgono più studenti neoarrivati, la diminuzione del numero di alunni nelle classi e l’inserimento stabile di mediatori linguistici e culturali.

Nei piccoli Comuni il problema può essere l’opposto

Sul tema è intervenuta anche Sinistra Italiana-AVS Calabria, con Rossella Bulsei della segreteria regionale. La posizione espressa dalla formazione politica è contraria all’introduzione di un limite numerico e richiama la necessità di garantire inclusione, formazione e sostegno alle scuole.

Nel confronto vengono richiamati anche i principi costituzionali relativi all’uguaglianza e al diritto all’istruzione, oltre alla normativa nazionale sull’inclusione scolastica.

Ma è soprattutto la situazione di alcuni borghi calabresi a rendere il quadro più complesso. In territori come San Basile, Riace, Acquaformosa e Cerzeto, alle prese da tempo con il calo della popolazione, la presenza di alunni stranieri può avere un effetto diverso rispetto a quello immaginabile nelle realtà urbane: contribuire alla sopravvivenza di classi e plessi.

Il problema, dunque, può assumere due dimensioni opposte. Da una parte c’è la necessità di gestire classi nelle quali l’integrazione linguistica e culturale richiede strumenti specifici; dall’altra ci sono Comuni nei quali il numero complessivo dei bambini è così ridotto che mantenere aperta una scuola rappresenta già una sfida.

È su questo equilibrio che si concentra parte del dibattito calabrese. La discussione sul limite agli studenti stranieri resta comunque ancora in una fase iniziale: senza conoscere la soglia prevista dalla nuova disciplina, non è possibile stabilire quali effetti concreti potrebbe produrre nelle scuole della regione.